Valmalenco Hotel - Guida Turistica

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.: VALMALENCO HOTEL
 In pochi chilometri, da Sondrio, si raggiunge la Valmalenco, inizialmente aspra e incassata, poi, salendo, sempre più aperta verso l'ampio scenario dominato dai gruppi montuosi del Disgrazia, del Bernina e del Pizzo Scalino. Chiesa in Valmalenco, Caspoggio (caspoggio.it) e Lanzada, tre località che, insieme, formano un comprensorio turistico con una buona ricettività alberghiera e infrastrutture per il tempo libero e lo sport. Soggiornare in Valmalenco significa avvicinarsi al mondo della montagna e viverla da protagonisti lungo la sua articolata rete di sentieri che va da rifugio a rifugio in un contesto di alto valore naturalistico, storico ed etnografico. Espressione tipica della Valmalenco è la lavorazione della pietra ollare, che da tempi remoti viene escavata in Valle e con la quale oggi si producono oggetti artigianali.
Tappe storiche dal 1000 d.C. ai giorni nostri:
Alcune invasioni barbariche (Ungari) flagellarono le alpi ma la valmalenco non ne risentì particolarmente (l'unico particolare interessante sono le sembianze asiatiche di alcuni individui in valle, più marcate su vecchie foto). Tra il 1027 e il 1039 Sondrio ("Sutri") venne affidata dall'imperatore d'Italia alla famiglia milanese de' Capitanei. Essi videro di buon occhio l'importanza che poteva assumere la valmalenco negli scambi con i retici e quindi riabilitarono la strada per il Muretto. Controlli attenti vennero affidati alle torri di guardia, poste in serie via via che si saliva in valle, una vecchia carovaniera che passava da Mossini ricongiunse il popolo Malenco con Sondrio. Aspetto molto importante fu la nascita del comune verso il 1100, che accomunò il popolo nella lavorazione della terra i cui frutti "dovevano essere la ricchezza della comunità"; così si incrementò il patrimonio agricolo, demolendo selve per ricavare prati e vigneti, dando inizio con il disboscamento a quell'attività che ha accompagnato la valle fino al nostro secolo (si ricordi il nome Val di bachet). Se la nomenclatura Torre è da ricondurre a quanto detto prima sulle torri di guardia, Chiesa nasce dalla costruzione appunto della Chiesa di S.Giacomo, verso il 1100. Nel 1292 Sudri i de'Capitanei vennero battuti da un'altra famiglia milanese: i Rusconi. La rappresaglia si espanse fino al castelletto de'Capitanei di Caspoggio il quale venne distrutto. Si pensa che il passaggio dei vittoriosi per la carovaniera fece scappare verso l'alto i minacciati abitanti dai vari agglomerati. Questo portò alla nascita di nuove frazioni (Pizzi, Ciappanico, Arcoglio, Mastabia...), favorendo ulteriore utilizzo di prati e un nuovo disboscamento, ma il cui limite di sicurezza era oltrepassato e che anni dopo avrebbe fatto pagare gli errori agli abitanti con alluvioni e frane di enorme portata.
 I Grigioni però tornarono sui propri passi verso il 1512 conquistando Valtellina e Val Malenco, in parte acclamati dalle genti che volevano respingere l'arrivo dei francesi, nemici dei Visconti. Sono da ricordare all'inizio di questo secolo due annate di gelo e pressochè senza piogge che rischiarono di avvicinare pestilenze in valle. Vi fu anche una pioggia di color rosso che portò enorme spavento in valle e alimento leggende e paure. Nel 1517 Martin Lutero, come noto, si ribellò all'autorità cattolica di Roma. I Grigioni ne seguirono subito l'esempio diventando protestanti ma la voglia di cambiare la fede dei montanari malenchi fu un grave errore che alcuni anni più tardi avrebbe decretato la loro fine: secondo i malenchi "Uomini si erano levati contro Dio" e tutto ciò creava ombre di maleficio e superstizioni. Nacquero streghe e immagini di persone indemoniate che finivano sovente al rogo al centro di piazze gremite di persone che accorrevano a guardare "come si uccide il Diavolo". Chi, se non i protestanti, poteva avere condotto il diavolo in valle? Alla fine del '500 comunque si calcolarono circa solo 100 eretici su una presunta popolazione totale di 1500 abitanti. Tra il 1538 e il 1541 la natura si accanì di nuovo sulla valle: prima una cometa che creò dentro ai montanari immagini funeste, poi terremoti (1539-1540), alluvioni e frane (1539-1541) ed un periodo di siccità nel 1540.
 Nei primi anni di questo secolo la contrapposizione religiosa tra malenchi e Grigioni si fece via via sempre più marcata, c'era nella aria un forte timore di congiura. I Grigioni cercarono di contrastare questi tumulti imprigionando e assassinando l'Arciprete cattolico di Sondrio, Nicolò Rusca, artefice di numerose iniziative contro i protestanti. Questo fu però un grosso errore dei Grigioni, alimentando la rivolta malenca, che sfociò nel 1620 con catture di protestanti grigioni che finivano talvolta con liberazioni in Engadina tramite il Muretto e talvolta con torture e uccisioni. Non fu comunque solo la Valmalenco a rivoltarsi, inquanto il fenomeno aveva influenzato tutta la Valtellina. La guerra continuò per alcuni anni in Valtellina, mentre fino al 1629 in Valmalenco ci fu un periodo di relativa tranquillità. I Grigioni riuscirono a imporre un trattato di libertà di culto ma non poterono metterlo in pratica inquanto 28000 uomini tedeschi li attaccarono (per cause che noi tralasciamo). I combattenti che ebbero luogo in Valtellina portarono anche in Valmalenco una pesante forma di pestilenza: le cifre ricordano di circa 1000 morti in Valmalenco (su 2000 abitanti) e di 110.000 morti in Valtellina su una popolazione di 150.000!! Alla fine di questo avvenimento la popolazione accanì la sua rabbia e l'ignoranza su 4 donne che vennero considerate streghe, responsabili dell'avvenimento: vennero portate a morire sul rogo dopo delle torture, con tanti disgraziati che accorrevano al triste spettacolo! L'ultima forma di peste della storia malenca fu del 1636, di breve durata. Dall'anno successivo i Grigioni tornarono al potere e vi restarono per ben 158 anni, non comunque in modo ottuso ma più improntati alla tolleranza. Gli anni successivi passarono tra ricostruzioni di abitati e chiese; il ripopolamento avvenne in modo positivo tanto che nel 1681 si contavano 2600 persone.
 I primi anni del secolo videro le truppe di Napoleone che tentarono di riprendersi le zone ma questi tentativi tramontarono definitivamente dopo il 1814 con la fine della Repubblica Cisalpina, gli austriaci si insediarono al potere, tuttavia non commettendo i precedenti errori dei Grigioni. Nel 1812 un censimento contava in Valmalenco 3099 abitanti. Il primo ufficio postale venne istituito a Torre S.Maria dopo i numerosi tentativi di attività postale non riusciti durante i secoli precedenti. Furono di questi anni le prime costruzioni scolastiche in valle. Una minaccia di alluvione del Mallero nel 1817 fece decidere ai valligiani di cominciare importanti opere di arginatura del fiume. Una prima minaccia del 1829 venne allontanata da queste opere, ma l'impeto di pioggia che si accanì contro la valle nel 1834 spazzò di nuovo case, strade e prati, giungendo sino ai primi abitati di Sondrio, dove vi furono le uniche 2 vittime. Gli austriaci, minacciati dalle idee di unità d'Italia, cercarono di placare gli animi dei malenchi con la costruzione nel 1847-48 della nuova strada carrozzabile, in sostituzione della vecchia carovaniera per il Muretto. Ciò nonostante alcuni anni dopo il tutto risultò non essere sufficiente, l'Unità d'Italia si stava compiendo. Gli abitanti continuavano ad aumentare: dai 4576 del 1853 si arrivò nel 1880 a 5315. Anche la cultura cominciava a fare i suoi passi avanti, tanto che nel 1861 uscì il primo giornale a Sondrio: "la Valtellina". Il 1862 fu l'anno in cui si ebbe la svolta alpinistica in Valmalenco: 4 inglesi giunsero a Torre e poco dopo conquistarono la cima del Monte Disgrazia. Mai la gente avrebbe pensato a quello come ad un fattore positivo per lo sviluppo economico e turistico della valle. Nel 1872 nacque la Sezione Valtellinese del CAI. Nel 1880 venne costruito a 2900 metri di altezza il rifugio Scerscen, due anni dopo cambiò nome e diventò "Marinelli", a ricordo del grande alpinista che spinse per la costruzione dello stesso. Gli ultimi avvenimenti furono una valanga che colpì l'abitato di Spriana e l'apertura di nuovi uffici postali in aggiunta a quello di Torre. L'emigrazioni si fece sentire anche in valle, le mete più seguite furono America, Argentina e Australia. Con l'era industriale si era giunti al XX secolo.
 I primi anni si ricordano per lo sviluppo alpinistico che stava via via progredendo, nascevano rifugi alpini, si aprivano alberghi, cominciava a fiorire la figura della Guida. La Marinelli venne ampliata nel 1905, la Marco e Rosa, sul Bernina a 3600 mt. venne eretta nel 1913. Ciò nonostante la popolazione non colse al volo l'importanza economica di questa nuova attività e ciò causò una sorta di immobilismo rispetto ad altre zone. Nel 1911 due catastrofi si abbatterono di nuovo sulla valle: prima una frana verso Ciappanico che travolse 3 giovani, poi una pioggia intensa che portò allo straripamento del Mallero con la distruzione di numerosi ponti. Nel 1914 cominciò la Prima Guerra Mondiale che significò anche per la Valmalenco un dolente punto fermo e sacrificio di vite. Nei paesi si ricordano i periti con monumenti e vie. Un "Cimitero degli Alpini" ricorda 16 alpini travolti da una valanga nel 1916 vicino alla Marinelli. Nel 1919 si potè riprendere a lavorare: venne costruita la strada Chiesa-Chiareggio. Si continuò inoltre negli anni a costruire, ampliare o abbellire le numerose chiese presenti in valle. Nel 1927 un'altra alluvione distrusse ponti sul Mallero e causò altri ingenti danni. Il decennio successivo vide buona prosperità grazie al turismo ma il tutto venne bruscamente arrestato dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: una generazione andava inevitabilmente a morire. Anche tra chi rimaneva la situazione negli anni della guerra fu molto critica: cibo e legna scarseggiavano, scontri si ripetevano tra partigiani, G.N.R. e "Brigate Nere". Dopo quattro anni, nel maggio del 1945, la situazione tornava alla normalità: le prime truppe inglesi e americane si stabilirono in valle. Da qui in avanti tutto è proceduto sul piano della regolarità e dello sviluppo economico, riprendendo ciò che prima della guerra venne bruscamente fermato. Si costruirono nuovi rifugi e le attuali funivie che sfruttavano gli impianti da sci. L'ultima opera da ricordare in ordine di tempo sono i bacini idroelettrici di Campo Moro e Gera tra il 1955 e il 1965; quindi la strada che porta da Lanzada a Campo Franscia e alle dighe stesse. Gli abitanti nel 1961 erano passati a 7690. Con gli ultimi decenni si è assistito all'abbandono delle terre per lavori più redditizi in città o in paese.